Questo è un paese dove tutti sanno di tutto.
Arriva un terremoto e siamo dei sismografi viventi, stimiamo la magnitudo a pelle.
C'è un referendum sulle trivellazioni? Siamo dei geologi. Stessa competenza che mettiamo nella riforma della costituzione, perché andarla a leggere invece di scrivere stupidaggini?
Della nazionale di calcio non ne parliamo, la alleniamo da quando eravamo ragazzini. E il dottore? Santo cielo non ci ha capito nulla, la diagnosi la facciamo da noi, magari con un aiutino dal web. E se poi ci si consiglia un vaccino, beh si è al soldo delle multinazionali.
Come i ricercatori d'altronde che non ci parlano delle scie chimiche o i cattivi ragazzi dell'INGV che si aggiustano i dati dei sismi sono la supervisione governativa.
Insomma ma che si studia a fare se tutto quello che serve è così a disposizione di un click? Da dove nasce tutta questa saccenza?
E' un processo lungo, metodico, che viene da lontano. Si è cominciato a togliere da quello che è il mezzo di comunicazione più seguito, la TV, qualunque cosa fosse cultura prima ed educazione poi. Si è arrivati a distribuire ricchi premi a chi risponde a semplici e banali domande che uno studente di terza media dovrebbe avere nel suo curriculum.
E nonostante ciò c'è chi in diretta nazionale riesce a collocare Mussolini nel 1960 o Hitler negli anni 80.
Davanti a ciò anche il più illetterato dei telespettatori si sente un genio. Abbiamo così messo le basi per l'effetto Dunning e Kruger: individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando, a torto, le proprie abilità come superiori alla media. E la cosa più grave è che non si rendono conto delle abilità altrui. Il passo dall'immaginare soluzioni semplici a problemi complessi è fatto.
Ora rivedendo il Rischiatutto invece mi accorgo dell'incredibile vuoto che si è creato. Qualcuno dice che è solo una operazione nostalgia e che bisognerebbe guardare avanti. Forse. E' solo nozionismo, anche. Eppure davanti a tante domande, e non parlo solo di quelle specifiche e difficilissime nelle materie dei concorrenti, ma anche a quelle di cultura generale, ci si sente ignoranti.
Ma questo è proprio ciò che serve per sviluppare curiosità. Trovo il Rischiatutto un incredibile grimaldello per scardinare questa maledetta percezione di onniscenza che affligge i giorni nostri e che ha anche delle incredibili e quasi boccaccesche conseguenze come quando si insulta un morto (Umberto Eco) per un post fasullo, ignorando (ma come si fa?) il suo decesso. Allegria!
Arriva un terremoto e siamo dei sismografi viventi, stimiamo la magnitudo a pelle.
C'è un referendum sulle trivellazioni? Siamo dei geologi. Stessa competenza che mettiamo nella riforma della costituzione, perché andarla a leggere invece di scrivere stupidaggini?
Della nazionale di calcio non ne parliamo, la alleniamo da quando eravamo ragazzini. E il dottore? Santo cielo non ci ha capito nulla, la diagnosi la facciamo da noi, magari con un aiutino dal web. E se poi ci si consiglia un vaccino, beh si è al soldo delle multinazionali.
Come i ricercatori d'altronde che non ci parlano delle scie chimiche o i cattivi ragazzi dell'INGV che si aggiustano i dati dei sismi sono la supervisione governativa.
Insomma ma che si studia a fare se tutto quello che serve è così a disposizione di un click? Da dove nasce tutta questa saccenza?

E nonostante ciò c'è chi in diretta nazionale riesce a collocare Mussolini nel 1960 o Hitler negli anni 80.
Davanti a ciò anche il più illetterato dei telespettatori si sente un genio. Abbiamo così messo le basi per l'effetto Dunning e Kruger: individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando, a torto, le proprie abilità come superiori alla media. E la cosa più grave è che non si rendono conto delle abilità altrui. Il passo dall'immaginare soluzioni semplici a problemi complessi è fatto.
Ora rivedendo il Rischiatutto invece mi accorgo dell'incredibile vuoto che si è creato. Qualcuno dice che è solo una operazione nostalgia e che bisognerebbe guardare avanti. Forse. E' solo nozionismo, anche. Eppure davanti a tante domande, e non parlo solo di quelle specifiche e difficilissime nelle materie dei concorrenti, ma anche a quelle di cultura generale, ci si sente ignoranti.
Ma questo è proprio ciò che serve per sviluppare curiosità. Trovo il Rischiatutto un incredibile grimaldello per scardinare questa maledetta percezione di onniscenza che affligge i giorni nostri e che ha anche delle incredibili e quasi boccaccesche conseguenze come quando si insulta un morto (Umberto Eco) per un post fasullo, ignorando (ma come si fa?) il suo decesso. Allegria!