giovedì 7 aprile 2016

Hasta la conferiencia siempre!!

Ci sono poche cose che danno il senso della epicità come il fare un pezzetto di storia.

Poco più di un anno fa si era cominciato a parlare di fare una conferenza a Cuba. E nonostante le difficoltà oggettive di questa scelta, due miei colleghi si erano dedicati con passione a questo obiettivo. Devo dire che la cosa principale è stato il fatto che loro hanno visto una opportunità dove gli altri vedevano solo problemi. Trovo questa cosa molto vicina alla mia idea di fanciullo di scienziato.
Avere trovato come controparte cubana il nipote di Fidel, suo omonimo, che è un fisico, ha aiutato molto.

E così nella settimana che ha visto arrivare Obama prima e i Rolling Stones poi, anche un centinaio di fisici di molte e diverse nazionalità sono sbarcati sull’isola per quella che per quanto ne so è la prima conferenza sponsorizzata da una università americana. E che ha avuto anche l’endorsement  dell’UNESCO.

L’emozione è stata grandissima sin dall’apertura introdotta da un piccolo concerto. Ed è continuata negli eventi sociali dove siamo stati portati ad apprezzare i migliori prodotti dell’isola: rum, tabacco e salsa.

Avere alla cena sociale i Buena Vista Social Club, o pranzare all’ Havana Club, beh non è da tutti i giorni. 

Ma a parte il contorno assolutamente strano per una conferenza la parte migliore secondo me è il ruolo che la scienza può e deve giocare in certi contesti.
Si è parlato molto di costruire un piccolo acceleratore di particelle, soprattutto per produrre raggi X per scopi di ricerca. Una macchina simile manca il tutto il centro america. E chissà se un giorno si potrà fare.

Ma quello che trovo bellissimo è che si siano parlati mondi e scienziati che non si erano mai conosciuti, addirittura c’è stata la prima videoconferenza con gli stati uniti.

C’è un acceleratore in Giordania che si chiama Sesame, una collaborazione tra i giordani, i palestinesi, gli israeliani, gli iraniani e qualche altro statarello dell’area. Sì ci sono dei nemici storici che lavorano insieme.

Ecco ho sempre pensato che gli scienziati debbano costruire i ponti. I politici purtroppo sanno solo tirare su i muri.

Ci siamo lasciati nella speranza che il seme che abbiamo gettato possa germogliare e in futuro si possa ripensare a questi giorni come quelli che hanno segnato la nascita di una prima grande infrastruttura di ricerca nell’isola, infrastruttura ovviamente aperta e libera, internazionale.


Perché come diceva Céchov la scienza non ha confini. Se è scienza di stato non è scienza. 

giovedì 11 febbraio 2016

Il Ministero dei Sogni

Ieri quando ho ascoltato l'annuncio della scoperta delle onde gravitazionali ho avuto i brividi e mi sono emozionato. E' stato un momento bellissimo.

E mi ha fatto pensare ad un pensiero di Goethe, "solo chi pensa possibile l'impossibile è in grado di scoprire qualcosa". Ed è proprio questo che è successo, ci sono state delle persone che hanno immaginato che si potesse vedere una quantità piccolissima, mutatis mutandis è come avere misurato la distanza terra-sole (150 milioni di km) con la precisione di un atomo.

E nonostante questa incredibile scoperta, peraltro con un grande contributo italiano, il più importante quotidiano online nazionale, La Repubblica, ha resistito solo tre ore prima di derubricare la notizia tra le curiosità del giorno, sostituendola con un intervento di un prete sulla necessità di avere un voto segreto su una legge. Non scendo nel merito dell'assurdità di avere dei parlamentari che non ci fanno sapere come votano, ma sottolineo che oggi non si attribuisce nessun valore ai sogni che cambiano il mondo.

Questa impresa è pari al viaggio di Lindbergh sull'Atlantico, alla conquista dei poli o della Luna. Eppure a quei tempi per certe imprese si fermava il mondo, le persone coinvolte venivano giustamente osannate. Oggi anche questo finisce presto nel tritacarne della routine quotidiana, fatta di meschinità, di gente mediocre che parla ex cathedra, di lestofanti arricchiti.

E questo è il grande sbaglio. Perché dietro qualunque grande traguardo c'è sempre un sogno e dei sognatori. E sono queste persone che cambiano il mondo, che spostano la frontiera della conoscenza, che rendono il futuro migliore. Quanti ragazzi oggi si iscrivono all'Università con un sogno? Quanti pensano di trovare una cura dell'Alzheimer o di costruire un giorno un computer quantistico? Ma quelli che lo fanno, e ci sono, andrebbero protetti, aiutati, gli si dovrebbero dare gli strumenti per realizzare i loro sogni che, anche se non lo sappiamo, sono pure i nostri.

Ma siamo in un mondo dove la scienza non è vista come la soluzione ai problemi, ma come ciò che li crea. Pensiamo solo al fatto che viene messa in discussione una delle più grandi conquiste del '900, la vaccinazione di massa, che ha salvato milioni di vite.

Non andiamo più sulla Luna, non attraversiamo più l'Atlantico in 4 ore, eppure io credo che abbiamo un maledetto bisogno di sognare. Quest'anno c'è stato un aumento significativo degli iscritti a Fisica nei grandi atenei, e qualcuno lo attribuisce alle imprese della Cristoforetti. Potrebbe essere vero. Ecco abbiamo bisogno di esempi buoni, di vedere che ci sono persone che dedicano la loro vita ai sogni e non a fregare i propri correntisti con obbligazioni subordinate. E di avere un mondo che non riempia le tasche di quest'ultimi a spese di quelle dei primi.

Per questo propongo di cambiare nome al Ministero della Ricerca, e di chiamarlo come dovrebbe essere appellato: "Il Ministero dei sogni".

martedì 8 dicembre 2015

Abolizione del suffragio universale

C'è un gruppo su Facebook che ha il titolo di questo post e che raccoglie le stupidaggini che girano, chiudendo poi con un laconico commento:"il suo voto conta come il tuo".

Ora qualcuno si potrà scandalizzare alla sola idea di limitare l'accesso al voto. In realtà non voglio togliere proprio nulla a nessuno. Già il legislatore si è reso conto che non tutti possono votare. I minorenni o i giovani sotto i 25 che non votano per il Senato. Ma anche chi viene condannato per certi reati. E non votano perchè votare è importante, si seleziona chi ci governa.

Come ogni azienda sa bene il reclutamento è alla base del suo successo. Ma cosa chiediamo ai reclutatori, cioè a tutti noi? Nulla. Acquisiamo il voto una volta arrivati alla maggiore età. Se vi sembra "naturale" non è così. E' stata una evoluzione durata secoli che ha partorito sì grandi statisti ma anche dei dittatori: Hitler fu eletto.

E' cambiata la politica oggi. Una volta c'era il comizio, la tribuna politica, che accorciava le distanze. Oggi il talk show è una rissa degna di un bar di ubriaconi. La televisione vende un leader come fosse una mozzarella. Tramite i social si arriva capillarmente nella vita della gente. E qualcuno ha capito che parlare di programmi, di soluzioni articolate per problemi complessi non attira. Meglio uno slogan, semplice e diretto.

"Una scelta di campo" coniato da Berlusconi fu un colpo di genio. Ci ha trasformato in tifosi anzi in ultras della politica. Bianchi o neri, guelfi o ghibellini. Ma quando si parla alle pance più che alle teste non si può poi sperare che i risultati siano migliori di quelli che otteniamo.

E allora? Cosa si fa? Beh cominciamo a stabilire che una società ha più doveri che diritti. Il cittadino è colui che capisce questa cosa e si mette anche a disposizione degli altri. "Chiedi cosa puoi fare tu per l'America e non l'America per te" diceva Kennedy, in quella che è la più sintetica e profonda lezione di civismo che rammento.

Chi dovrebbe votare allora? Tutti possono votare, ma non in modo automatico. Lo devono guadagnare. Qualcosa di regalato non ha lo stesso valore di ciò che si deve sudare.

Chi fa parte delle forze armate, della polizia, dei carabinieri e dei vigili del fuoco vota di diritto, perchè svolge un lavoro di servizio agli altri. E sono i primi a pagare le scelte sbagliate dei governanti.

Poi vota chiunque abbia fatto un anno di servizio civile. Se è troppo adulto per spendere un anno tutto di fila, basta un sabato a settimana per un paio di anni. Un lavoro volontario, di aiuto, di assistenza a chi ha bisogno, a chi è malato, a migliorare il decoro urbano.

Chi fa questo dimostra di essere un cittadino. Forse bisognerebbe cominciare a pensare che il fatto di nascere in un posto non fa di una persona un cittadino.

PS per inciso io non ho fatto il servizio civile e dunque non voterei.


sabato 24 ottobre 2015

Il mondo infestato dai demoni

L'Adnkronos ha pubblicato ieri un articolo allucinante, che all'inizio può far sorridere, ma che ad una lettura più attenta è inquietante.
Si parla del respirianesimo, l'ultima stronzata di una generazione di imbecilli che invece di vivere la loro vita, di leggere, di studiare, inventano una nuova pseudo-scienza. La dieta pranica promette miracoli, di purificare il corpo, di dormire meno e sentirsi meglio.

Solo che ci si ciba di aria! O forse di luce, non si capisce bene.
Questa australiana ha un grosso merito, ha fatto i soldi con l'aria fritta. Grazie agli idioti che seguono queste ricette.

Una famosa rubrica della CBS ha tentato di privarla per 48 ore di acqua e cibo per  verificare se si può campare di niente. E ovviamente a momenti ci lascia le penne.

Nonostante questo continua a vendere e qualcuno la segue. 3000 persone in Italia si dice. Oh bella, 3000 ipocriti sicuramente perchè è dimostrato che non si campa di aria.

Qualcuno riderà, alcuni penseranno che se stanno male è selezione naturale, ma io credo che queste persone sono le stesse delle scie chimiche, sono quelli che pensano che i vaccini provocano l'autismo e che abbiamo dei chip sottopelle. Votano e condizionano altre persone.

Sono quelli di cui parlava già tanti anni fa il grande Carl Sagan nel "il mondo infestato dai demoni". C'è un drago nel mio garage dice lui. Ma non vedo nulla dico io.
E' ovvio, un drago è invisibile. Mettiamo allora un sensore infrarosso. Macchè, un drago non emette calore dice lui.
Allora spargiamo farina per terra e vediamo le impronte. Neppure, il drago vola a mezz'aria. E così via. Qualunque prova scientifica voi chiedete, ci sarà sempre una spiegazione non scientifica per smontarvi.

Perchè noi consideriamo tante cose come acquisite e non ci curiamo di difenderle ogni giorno. Ma il metodo scientifico di Galileo non è mai stato così in discussione come ai giorni nostri.

domenica 18 ottobre 2015

Incompresi

Dico spesso che la cosa importante non è avere ragione, è farsela riconoscere.

Recentemente ho partecipato ad un workshop in cui si parlava di rapporti tra scienza e impresa. E mi sono reso conto della grande distanza che esiste, scavata perlopiù dal linguaggio.

Gli scienziati usano un modo di comunicare per iniziati, ma quando si rivolgono verso l'esterno (per forza non per amore si intende, lo fanno per raccogliere qualcosa per finanziare le loro ricerche) non fanno quello sforzo di comunicare in un modo che possa essere compreso.

L'idea che io sono nel giusto e che sei tu che mi devi capire è incredibilmente diffusa nel mondo accademico. Ed è esattamente l'antitesi delle basi su cui si fonda la cultura, che invece per sua natura dovrebbe essere altamente veicolabile.

Un esempio mi è fornito in questi giorni da una protesta che si sta diffondendo nelle Università. Poichè da molti anni i nostri stipendi sono bloccati, mentre oramai li hanno adeguati quasi a tutti, si chiede con veemenza che ci vengano riconosciuti anche a noi quegli aumenti che ogni lavoratore matura almeno per adeguamento al costo della vita.

Ma lo strumento usato per la rivendicazione è suicida: la sabotare la VQR, la valutazione della qualità della ricerca, gestita dall'ANVUR, quella macchina da guerra (bilancio di decine di milioni di euro) che si chiama agenzia nazionale della valutazione dell'Università e della Ricerca. Sgombriamo il campo da ogni equivoco. E' giusto che ci sia la valutazione, anzi è sacrosanto, come è evidente a tutti gli attori che l'attuale ANVUR sia una emerita stronzata.

L'ANVUR decide chi fa carriera, dando l'abilitazione scientifica nazionale (nota per chi legge io ne ho ben due in due settori disciplinari diversi, dunque non sto' rosicando perchè non me la hanno data) Se io pubblico un articolo su Nature e tu due articoli su una ignota rivista ungherese, tu produci più di me. Se tu pubblichi 400 articoli insieme a 400 autori per me ne hai pubblicato in media uno. E se io ne pubblico due con due autori ho fatto come te. Manco per sogno, per la ANVUR tu sei un genio e io un lavativo.

Adesso qualcuno ha avuto l'idea di non mettere i nostri prodotti di ricerca sui database per la valutazione. Siamo sabbia non olio nella macchina del mondo, c'era scritto una volta su un muro...

Ma il rimedio è peggio del male. Primo perchè se non hai prodotti di ricerca non ti finanzio, e dunque dove è la leva del ricatto? Siamo noi che perdiamo. Secondo perchè fuori dal recinto accademico l'uomo qualunque pensa che dentro le Università ci siano solo baroni e fancazzisti (e qualche volta ci prende) che non si vogliono far valutare. Dunque come gliela spieghi una cosa del genere?

La democrazia si basa sul consenso, che piaccia o no. Qualunque lotta sacrosanta se non viene spiegata rischia di essere spazzata via in un fiat. Ogni protesta ha sempre una parte lesa. Se si fermano i trasporti pagano i passeggeri. Ora noi insegniamo anche, se ci fermiamo è ovvio che il disagio sia degli studenti.

Ma questo no non è giusto, noi siamo veicolatori di cultura e non li possiamo penalizzare. Nobile, ma se non ci rendiamo conto della percezione che hanno di noi le persone fuori da i nostri recinti, avremo la credibilità dei politici senza avere i loro privilegi.


sabato 19 settembre 2015

I work for the surprise, not for the prize

Questa è la frase su cui si poggia il film Phd comics 2. Ho cenato con l'autore delle famose strisce di fumetti all'isola d'Elba, ad una conferenza che lo aveva invitato per uno spettacolo speciale. Jorge Cham ci ha deliziato con "The Power of Procrastination", una parola che lui dice non esiste in tedesco.
La persona è meravigliosa, solare e veramente in gamba. Ha lasciato dopo un PhD in robotica per mettersi a fare strisce a tempo pieno (http://phdcomics.com/comics.php), dove descrive la vita di un dottorando. E sebbene la sua esperienza sia americana e del suo settore, riesce ad essere così universale che è popolare anche oltreoceano e perfino in campi distantissimi dal suo background.

Questo perchè lui da voce ad una fetta della società giovane, i dottorandi, che sono il pilastro della conoscenza scientifica. E che sono pagati solo pochi dollari in più di una persona che lavora a McDonalds, ma meno dell'indennità di disoccupazione. Ovvero stando a casa farebbero più soldi.

E' una fascia della popolazione completamente negletta, sia dalla letteratura che dal cinema. Forse un pò sdoganata solo da The Big Bang Theory.  E anche dopo finito il dottorato comunque le cose non migliorano di molto, tant'è che molti, io per primo, si riconoscono nei suoi personaggi.

E' un riso amaro se vogliamo, che nasce dalla sua grande capacità di osservazione. Lo spettacolo è sublime, il film molto divertente. Nei giorni a seguire la sua performance il clima era molto più rilassato.

Gli dobbiamo dire grazie, non solo per la rara capacità di dare un sorriso, ma anche perchè con il suo lavoro ci rende meno invisibili, e alla fine prendendoci in giro ci fa simpatici.

I work for the surprise, not for the prize condensa molto lo iato che esiste tra come vorremmo fosse il nostro mondo, senza h index, grant, progetti di ricerca da scrivere, rendiconti da fare, e insomma tutto il codazzo di lavoro necessario per essere finanziati e l'aspettativa di chi fa ricerca, che spera di usare il proprio tempo a leggere, capire, avere idee, fare esperimenti.

Ma questa è la nostra società, basata sul progresso scientifico e tecnologico, che vuole guarire da ogni malattia, viaggiare sempre più veloce ed economicamente, comunicare sempre e dovunque. E tutto questo al costo più basso possibile. Così riempiamo le tasche di ogni commerciale che vende fuffa, mentre creiamo un sottoproletariato intellettuale. Ma a forza di spremere acqua da una sorgente sempre più piccola, alla fine rimarremo in secca.




mercoledì 1 luglio 2015

Grexit inside

Ho combattuto a Salamina contro i Persiani, ero sotto le mura di Troia quando cadeva il povero Ettore, gironzolavo ad Itaca quando Ulisse è tornato.

Ho una preparazione classica, e la Grecia è prima di tutto dentro di me, con la sua storia e filosofia.

Vengo in vacanza in Grecia perchè adoro questo posto. Forse si potrebbe dire dei Greci quello che sovente si usa per gli Italiani: questo paese sarebbe meglio senza di loro.

Ogni difetto nostrano qua è ingigantito. Nessuno fa una ricevuta, senza una mazzetta non si muove nulla. I libri di Markaris, il Camilleri greco, sono uno spaccato duro e purtroppo veritiero di questa società.

Dalla fine della dittatura dei colonnelli si sono susseguiti due soli partiti alla guida del paese, e i loro leader erano sempre delle stesse famiglie: Karamallis e Papandreou. Si sono mangiati l'impossibile, distribuendo rendite e privilegi.
Di questo i greci, come gli italiani d'altronde, sono consci. Una volta saputo che il paziente però sta male la cura è stata un pò fortina, e molto inutile. Come le sanguisughe che si applicavano ai malati nel medioevo per avere un salasso. Di solito uccidevano il paziente.

Qua è successo lo stesso. E adesso anche il dottore che vuole dare uno sciroppo è visto di traverso. Penso che vincerà il no al referendum, non perchè i greci vogliano mollare l'euro, ma perchè non vogliono pagare. Amano l'euro, ma non il costo per averlo. Ma forse non tollerano che siano gli altri a dirgli cosa devono fare. Sono fieri sì, ma non hanno idea di comunità. Come le loro Polis erano divise, lo sono anche loro. Passioni forti, ma sopratutto prima il mio giardino.

Diciamolo francamente, il greco è più individualista dell'italiano.

In questo frana cosa si salva? Le persone, quelle che sono gentili con te, che ti aiutano che ti sorridono. Quelle che lavorano comunque duro perchè il turista è una ricchezza. E' all'anziana alla cassa che ti aiuta a portare il suvlaki in aeroporto che va il mio pensiero quando si parla di tagli e di sacrifici. E agli yacht che battono bandiera Ellenica e che incontro sempre a decina in quest'isola.

I Greci sono ottimisti, alla fine una soluzione si troverà. Chissà se si rendono conto che il futuro di un continente di 300 milioni di persone dipende da come si risolverà la crisi che ne coinvolge nove. E per chi pensa che 9 milioni siano pochi, vorrei ricordare che non si tratta di numeri.

Ma di persone.