venerdì 20 febbraio 2026

In loving memory of Nick Di Zinno

C’era una volta un ricercatore che non era ancora professore e che aveva avuto la fortuna di trovare una classe di studenti che gli voleva bene. Ben tre di loro gli chiesero la tesi. Con l’entusiasmo del novizio, diede tutto quello che aveva, persino un libro in regalo a ciascuno, per ricordare quell’esperienza.

Ma quelli uscirono dalla porta per rientrarvi poco dopo con un pallone da football e una maglietta, avendo intuito che il prof sapeva tutto di quello sport, senza averlo mai praticato.

Cominciarono così, nel parcheggio di Sogene, a cercare di capire come si lancia una palla ovale.

Da cosa nasce cosa, altri si unirono. Stabilirono un campo, all’inizio l’attuale orto botanico di Tor Vergata, allora un prato stepposo, e un giorno: il sabato. “Any Given Saturday” lo chiamavano, facendo il verso al famoso film.

E così nacque una storia strana, a metà tra L’uomo dei sogni e L’attimo fuggente. Forse i ragazzi erano più maturi della loro età, forse il prof più giovane della sua: fatto sta che si incontrarono a metà strada.

Arruolarono uno studente americano che lavorava con il prof, e fu lui a far fare il salto di qualità: insegnò la tecnica.

La voce si sparse e altra gente si unì; a volte si riusciva perfino a formare due squadre da sette. Il Parco degli Acquedotti offriva una cornice più epica e fu adottato come campo principale. 

C’era chi arrivava e chi partiva. Erano due ore fuori dal mondo, a giocare uno sport che quasi nessuno pratica, cercando di capire, imparare, inventare, scrivendo schemi su pezzi di carta. Non era nemmeno così importante vincere o perdere: se qualcuno faceva una bella azione, tutti gli dicevano bravo. Come dice Pavese: "Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi". Quelli erano attimi da ricordare.

Un giorno spuntò fuori Nick, uno che il football non lo aveva solo visto. Era un giovane insegnante con una passione autentica per lo sport. Ci cambiò profondamente: tecnicamente, tatticamente, ma soprattutto con il suo modo di fare sempre gentile, sempre sorridente. 

Nick giocava spesso da quarterback, ma sapeva anche ricevere e correre con il pallone. Era l’anima gentile della squadra, la persona a cui tutti si affezionavano perché percepivano, quasi per osmosi, una bontà che li avvolgeva. Credo di non avere mai incontrato una persona così priva di spigoli e così ricca d'amore. 

Diventammo bravi e, forse proprio questo, segnò la fine di quei giorni. Perché quando si capisce prima cosa succede e la velocità aumenta, ci si fa anche male. Tra lingue semimozzate, caviglie slogate e nasi rotti, si decise che fosse meglio fermarsi lì.

Nick tornò a San Diego; alcuni partirono per lavoro all’estero; qualcuno ebbe guai, qualcuno scoprì lati di sé che non conosceva, qualcuno trovò semplicemente la propria strada. Alcuni rimasero in contatto, altri no.

Ogni tanto ci si scriveva su Facebook. A Nick promettevamo: “Verremo a trovarti a San Diego.” Poi il tempo passa, la vita va avanti, e a volte finisce anche.

Caro Nick, non potremo mantenere la promessa di venire a trovarti. Non sapevamo nemmeno che fossi malato. Andarsene così giovani è qualcosa di davvero straziante.

Sapeva di essere segnato. Non so se, verso la fine, gli sia passata davanti agli occhi, come in un film, la sua vita. Se così è stato, spero abbia trovato un po’ di conforto nel ricordare quel branco di scemi che si vedeva ogni maledetto sabato per scherzare, giocare e divertirsi, sentendosi sempre un’unica grande squadra.

Ciao Nick Di Zinno, ovunque tu sia, spero che sia sabato, che ci sia un prato e che qualcuno abbia portato un pallone. 

sabato 29 aprile 2023

La sopravvissuta del 19 luglio 1943

Andiamo indietro di 80 anni, al 19 luglio 1943, il bombardamento di San Lorenzo. 

Le bombe caddero in una area molto vasta lì intorno, fino al Pigneto a Via Brancaleone 16. 

In quella casa, bassa, a due piani, che era attaccata ad un'altra piccola palazzina, abitava mia mamma, con la madre, la nonna e il fratello Mario. Mio nonno era un emigrante e lavorava in Germania. 

Per tanti anni di questa storia abbiamo avuto solo dei brandelli, tanta era la sofferenza nel ricordare. Diversi anni fa uscì un libro, Noi di Walter Veltroni, dove c'era una ricostruzione molto dettagliata e toccante di quella terribile giornata. Nessuno lo ha fatto leggere a mamma. 

Eppure dopo 80 anni, prossima al suo novantesimo compleanno, come se il tempo avesse finalmente, se non cancellato, ma almeno lenito questa terribile ferita, mia mamma ci ha raccontato con particolari quel giorno, il prima e il dopo, e ho raccolto le testimonianze, sue e di mio papà, in vari filmati. Nei tre minuti circa di questo video è il giorno fatale che ha impedito, a me e mio fratello, di avere uno zio, forse delle cugine e dei cugini.  

https://www.youtube.com/watch?v=DXJyzRljfL4 

Bisogna alzare il volume. 

E' il giorno in cui il bambino di nome Mario, di anni 12, abitante in via Brancaleone 16, capelli biondi, pantaloncini bianchi e casacca blu, sparisce all'improvviso dal mondo, inghiottito da un boato e una nuvola nera di calcinacci, quando il cielo si fa notte verso le 11 in una mattinata di luglio. 

"La sera prima si era dormito poco perché il cielo era illuminato dai bengala" ha detto mamma. Per questo si erano alzati tardi. Si stavano preparando a lasciare Roma. 

I due edifici erano attaccati e il fratello era andato da un amico, omonimo, a restituire dei giornaletti, dalla parte sbagliata della storia. Suona l'allarme e mamma lo va a cercare per dirgli di tornare subito a casa. Ma in quel momento cade la bomba e una metà dei due palazzi crolla, seppellendo tante persone, forse 27 dice lei. 

Rimane appesa alla grondaia di separazione, finché non la vengono a prendere e vive quell'inferno durato ore di fumo nero, boati, crolli, qualcosa che noi oggi non possiamo nemmeno immaginare. 

Se questa storia mi tocca profondamente perché, sebbene attutita dal tempo, è parte della storia della mia famiglia, credo che tocchi chiunque la ascolti se pensa che proprio ieri sono morti diversi bambini sotto un bombardamento in Ucraina. 

Ma la bomba non uccide solo loro, strazia i sopravvissuti, anche dopo molto tempo. 

Non conoscevo nemmeno l'esistenza di questa foto. Tale è stato per 80 anni il riserbo su tale storia. Penso sia utile diffonderla però, per chi pensa che le guerre siano giocare a Risiko e non vede la sofferenza delle persone. 


sabato 18 febbraio 2023

Chi salva la memoria salva il mondo

 Sono stato a vedere la mostra "Arte liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra". La mostra è certo interessante, c'è qualche opera più famosa, tutte comunque belle. Ci sono dei bronzi che Goring aveva rubato alla Villa dei Papiri di Ercolano, solo quelli varrebbero il biglietto. 

Ma più che le opere mi hanno colpito le storie, storie di persone che hanno rischiato la propria vita per mettere al sicuro il bello del nostro patrimonio culturale. 

Il mondo è pieno di invisibili che lo salvano ogni giorno, a cui nessuno dedica nemmeno un pensiero. Quando poi c'è una guerra l'egoismo e la paura trovano sicuro albergo in molti cuori, come in quelli dei vicini di casa di Anna Frank. 

Eppure anche nei momenti più bui esistono i Perlasca, gli Schindler, gli Angela, i Borromeo

Ecco questa mostra non è tanto sulle opere d'arte ma sulle persone che le hanno salvate. Per esempio, chi conosceva Pasquale Rotondi? Eppure questo signore ha messo in salvo 10.000 opere d'arte! Molte nascoste nella Rocca di Sassocorvaro. 

Ed Emilio Lavagnino, Fernanda Wittgens, Noemi Gabrielli, Palma Bugarelli, Jole Bovio Marconi solo per citarne alcuni?


Sono storie affascinanti. Mentre il mondo intorno crolla, queste persone, con mezzi di fortuna, delle volte addirittura portando un pezzo per volta in bicicletta, sfidando i bombardamenti e i rastrellamenti, hanno messo al sicuro il nostro patrimonio artistico. 

E quello che non si poteva spostare, gli edifici per esempio, lo hanno protetto con sacchetti di sabbia, con opere murarie di rinforzo, per reggere alle onde d'urto dei bombardamenti. 

Sono state e stati sacerdoti laici di una religione chiamata cultura. 

E la riflessione che si fa vedendo la mostra è che la cultura, le opere d'arte, sono la nostra memoria. L'Alzheimer è la peggiore delle malattie, in quanto i malati perdono la loro. Senza la nostra memoria siamo senza identità.

Dunque più che una mostra sull'arte salvata a me è piaciuta la parte sui salvatori e su tutte quelle opere messe in campo per proteggere la nostra memoria dalla follia della guerra. Credo che abbiano pensato che il bello ci avrebbe redenti da una era così buia. Io ci spero ancora...



sabato 14 gennaio 2023

Un angolo di prato molto particolare

 A molti il dipinto di Van Gogh detto "Angolo di Prato" in italiano, o "Patch of Grass" in inglese, non dirà molto. 

Eppure ha una storia molto particolare, che in qualche modo incrocia la mia. E lo ha fatto anche oggi. 

E' stato dipinto tre anni prima della morte dell'artista, in uno dei suoi rari momenti di felicità, quando era a Parigi ospite dal fratello Theo. 

Ora visto così è un bel prato fiorito ma, come spesso accadde per gli artisti in bolletta, una tela non si spreca mai. E così messo sotto i raggi X ha mostrato un volto di donna realizzato in una stesura precedente. 

Come si vede non si riesce a capire molto. Bisogna tenere presente che per ridipingere sopra una tela di solito si usa mettere una bella mano di bianco, un colore che è a base di piombo, un materiale non molto trasparente ai raggi X. 

Però alcuni ricercatori (Dik, Joris, et al. "Visualization of a lost painting by Vincent van Gogh using synchrotron radiation based X-ray fluorescence elemental mapping." Analytical chemistry 80.16 (2008): 6436-6442)  lo hanno esposto alla radiazione X proveniente da un sincrotrone, un acceleratore di particelle circolare. 

Questa radiazione è almeno 10 ordini di grandezza più brillante di quella di un normale tubo a raggi X. 

Hanno creato un piccolo pennellino di raggi X che hanno mosso punto punto sul dipinto. Quindi hanno raccolto la radiazione con una tecnica che si chiama fluorescenza a raggi X. In ogni punto. E hanno identificato la composizione di ogni punto della figura femminile. Sapendo che il mercurio è alla base del colore rosso e l'antimonio del giallo Napoli per esempio, sono riusciti addirittura a risalire ai colori originali. 

Un risultato eccezionale, se pensiamo che si tratta di una tela su cui è stato dipinto un altro quadro 230 anni fa! 

Questa storia mi è nota perché è un esempio che faccio sempre ai miei studenti del corso di Acceleratori di Particelle, in merito alle applicazioni degli acceleratori. 

Ignoro in quale collezione sia "Patch of Grass", che probabilmente rimane una opera minore di Van Gogh. 

E mai avrei pensato di incontrarla oggi alla mostra che c'è a Roma. 

E' stato un momento emozionante, perché questo quadro ha una storia che interseca non solo l'arte ma anche la scienza. E particolarmente il mio campo di studio. 

Mi è solo spiaciuto che questa storia fosse nota solo a me. C'è in effetti una piccola didascalia che dice che c'è un altro dipinto sotto, ma senza spiegare l'incredibile risultato che è stato ottenuto. 

Molti pensano alla fisica, e alla scienza in generale visto che qua c'è di mezzo anche la chimica, come qualcosa di molto astratto che indaga solo i principi primi. 

Lo fa, ma ci sono innumerevoli applicazioni della scienza che molti non vedono, non sanno, in tantissimi campi e in molti casi rendono la nostra vita migliore, più sana e più lunga. 

E oggi questo incontro con "Patch of Grass" me lo ha ricordato ancora una volta. E' stato emozionante. 









sabato 21 maggio 2022

Presidente, posso scattarle una foto?

Apro una scatola ed esce una foto di Pertini. Ma non una delle tante foto del presidente, ma la foto che ho scattato io 40 anni fa. Insieme riaffiora il ricordo della giornata. 

Era un pomeriggio soleggiato sul monte Pana, sulle Dolomiti in Val Gardena. Io ero impegnato in un severo percorso di minigolf con il babbo, quando all'improvviso un elicottero dei carabinieri si avvicina e atterra proprio nel prato antistante l'albergo che gestiva il minigolf. 

E chi scende? Un grande amante della montagna, il presidente Sandro Pertini. Lasciate le mazze da minigolf corriamo come tutti per vederlo da vicino. 

Ma ovviamente è assolutamente impossibile avvicinarsi perchè ci sono dei carabinieri in borghese che proteggono la privacy e la sicurezza del nostro capo dello stato. 

Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione.

Chiedo a mio padre la sua Kodak Instamatic 133 (che ho conservato per inciso), una macchinetta economica assolutamente monolitica. Quindi approfittando del fatto che le guardie avevano appena fermato un ragazzo che si stava avvicinando al tavolo di Pertini, e probabilmente del fatto che fossi un mingherlino dodicenne che forse non avrebbe rappresentato un grande pericolo, arrivo fino a lui. 

Allungo la mano e dico qualcosa, non ricordo esattamente cosa, ma di entusiastico, come sono io, come sono sempre stato. Non mi sono mai piaciuti i tiepidi. Qualcosa tipo "Presidente lei è una cannonata". E senza soluzione di continuità subito dopo: "le posso scattare una foto?".

La sua risposta però la ricordo benissimo, affettuosa, paterna, generosa: "Fai, Fai pure caro". Come si vede dalla foto si mette anche in posa. Saluto e scappo via. 

Ovviamente per i miei genitori è stato un problema convincere un ragazzino piccolo a lavarsi la mano che aveva stretto quella del presidente, un ragazzino che volava sopra una nuvola e ripeteva: "ho dato la mano al presidente, ho dato la mano al presidente". Alla fine ho dovuto capitolare, ma credo sia stato il giorno dopo. 

La grande sorpresa è stato vedere la foto sviluppata. Le foto allora non erano gran cosa, soprattutto con questi mezzi. Ed invece, con grande sorpresa di tutti, era venuta una foto decente. 

Oggi che la riguardo vedo un uomo gentile, che amava moltissimo i giovani, e che aveva avuto la carineria di regalarmi un sorriso e un ricordo così. 

domenica 8 maggio 2022

Merci Gilles

 Sono passati 40 anni dall'incidente di Zolder. Ci sono giorni della vita in cui ricordi tutto, anche dopo tanti anni. Ricordi cosa facevi e dove stavi. Momenti cristallizzati da un evento. 

Ricordo quel sabato pomeriggio e la notizia della morte di Villeneuve, le immagini strazianti della sua Ferrari distrutta, del suo corpo schizzato via sulle reti di protezione. Incidente che allora con quelle macchine fu mortale, ma uno molto simile nel 2010 a Mark Webber nell'European Grand Prix fu praticamente senza conseguenze. 

Se seguo la Formula 1, se amo la Formula 1, se sono un grande tifoso della Ferrari lo devo a lui. Ero bambino e vedevo questo signore dall'aria schiva, timido, piccolo nel suo 1.68 di statura eppure così incredibilmente coraggioso, ardimentoso, senza paura. Penso che per un bambino piccolo le paure siano il nemico più grande da affrontare, e lui era il campione dei senza paura. 

L'alettone rotto in Canada nel 1981 che gli ostruiva la visuale sotto la pioggia e che non gli impedì di arrivare terzo, l'assurdo giro su tre ruote in Olanda nel 1979, e soprattutto l'incredibile duello con Arnoux a Digione nello stesso anno, sono stati tutti eventi che ci hanno portato ad amarlo. 

Tra parentesi oggi duelli del genere sono rari, visto che c'è una certa tendenza a buttarsi fuori, tipo Prost su Senna a Suzuka 1989, Senna su Prost, sempre Suzuka ma nel 1990, Schumacher quando tentò a Jerez nel 1997 di fare fuori Jaques Villeneuve, ma anche in tempi più recenti il duello tra Hamilton e Verstappen con alcuni contatti oltre il limite, forse uno dei più pericolosi a Monza nel 2021. 

Non era un calcolatore come un Lauda o un Prost, non avrebbe mai vinto mondiali come Senna o Schumacher, ma era vero, era adrenalina pura. 

Come Marylin non è mai invecchiato ed è entrato nella legenda. Sulla pista del Gran Premio del Canada c'è scritto "Salut Gilles", sarebbero stato meglio se ci fosse stato "Merci Gilles".

venerdì 4 marzo 2022

La scienza è un ponte non un muro

 Si moltiplicano in questi giorni le dichiarazioni delle agenzie nazionali, enti di ricerca, università, ministeri, sulla sospensione, revoca o arresto dei programmi di ricerca congiunti con istituti e scienziati russi. 

Facciamo chiarezza. Trovo l'invasione della Ucraina una cosa atroce, trovo Putin uno spietato dittatore e che questa guerra sia ingiustificata e ingiustificabile. Non c'è dubbio che lui sia responsabile di crimini contro l'umanità. E temo che il peggio debba ancora venire.

Però. Nel 1919 il Consiglio Internazionale delle Ricerche (appena nato) decise di escludere gli scienziati tedeschi e austriaci dalle proprie commissioni e riunioni e progetti. Negli anni '20 la sensibilità di questo gesto controproducente fu messa in discussione in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e nel 1926 il Consiglio fu convinto a riaprire le porte ai tedeschi che, feriti dal precedente attacco, non accettarono l'invito, mentre la Germania divenne ancora più nazionalista e isolazionista. (Fonte: Philip Ball "Serving the Reich: The Struggle for the Soul of Physics under Hitler").


The Synchrotron Light for Experimental Science and Applications in the Middle East (SESAME) ha come membri fondatori paesi tipo: Giordania, Bahrain, Cipro, Egitto, Iran, Israele, Pakistan, Autorità Palestinese e Turchia. 

Alcuni di loro hanno pessime relazioni diplomatiche e di tanto in tanto combattono. Eppure là collaborano sempre tutti insieme.

La scienza è un ponte, non un muro. 

L'esclusione degli scienziati russi, e più in generale della cultura russa, non è la risposta giusta secondo me.

I giovani ricercatori russi vengono in Europa e sperimentano la libertà di parola e di informazione. Se vogliamo che la Russia cambi da regime tirannico a regime democratico, dobbiamo collaborare, scambiare persone, dobbiamo aiutare a gettare i semi della democrazia usando la scienza e la cultura.

Includere, non escludere dovrebbe essere il nostro obiettivo.

domenica 30 gennaio 2022

Gli occhi degli altri

Sono rimasto molto colpito dalla storia del fotografo svizzero  René Robert, 85 anni, deceduto per ipotermia in una strada centrale di Parigi, dopo che era stato colpito da un malore e che per nove ore era rimasto sul marciapiede, senza che nessuno si accorgesse che era solo una persona che aveva avuto un problema. 

Questo capita perché nel nostro mondo e nella nostra cultura è stato abolito il concetto di essere umano. Non si è una persona, si è un migrante, non si è un uomo a terra, si è un clochard. 

E' l'avere spinto ai suoi limiti l'etica calvinista, in cui quanto si possiede è frutto della benevolenza di Dio, e chi non possiede,  è colpevole del suo destino. Sei straniero perché pezzente, se fossi ricco saresti sempre il benvenuto.

Questo è scambiare il ruolo per la persona. C'è una certa deferenza innata che viene dai soldi, dalla posizione, dal lavoro che si svolge. Ma non tiene conto di altri parametri fondamentali. 

Se uno dice che fa l'operatore ecologico poggia senza dubbio peggio di ingegnere. Eppure non ci dovrebbe essere una connotazione morale nel lavoro. Chi me lo dice che un avvocato è una persona migliore, più buona, più utile alla società, di un operaio? 

Il bidello in una scuola può essere ugualmente utile e importante di un professore. E in ultima analisi, come andrebbe avanti il nostro mondo se non vi fossero persone che fanno quei lavori che si chiamano di servizio? Devo moltissimo a coloro che hanno il banco al mercato e si svegliano in piena notte per permettermi di avere della frutta e della verdura fresca di qualità. 

Lo stesso atteggiamento prevenuto lo teniamo verso i giovani. Noi vediamo quello che sono, non ciò che potrebbero essere. E' ovvio che nell'istante in cui sono giovani hanno tanto da imparare, da sperimentare, da sbagliare. Ma ci dimentichiamo che sono anche cellule staminali che possono poi crescere e diventare delle persone in gamba, che rendano questo mondo migliore e che superino quei pregiudizi che la nostra generazione non è stata in grado di abbattere. 

Se guardiamo il mondo con gli occhiali della presunzione, misurando le persone secondo un metro del successo o del denaro, avremo creato albergo nel nostro animo per il peggiore dei nemici dell'umanità: l'indifferenza. 


domenica 9 gennaio 2022

L'opinione

Vedendo il film don't look up possono sorgere molte osservazioni, sul ruolo della scienza e dello scienziato per esempio.

La cosa che mi ha colpito però di più è il fatto che lo scienziato è percepito come un pericoloso radicale. Questa parola da noi non ha la stessa valenza di clava con cui alcuni la usano negli Stati Uniti, sebbene non manchino degli emuli di certi discutibili comportamenti.

Radicale è usato in modo dispregiativo, una persona dalle convinzioni così forti da non essere democratica, da volere imporre a tutti il suo punto di vista. 
Ora c'è poco da fare, la scienza tende ad essere radicale, ci sono fatti più che opinioni. 
Il fatto che la terra non sia piatta, che siamo andati sulla luna, che c'è una pandemia, e che il riscaldamento globale di questi anni sia di natura antropica sono fatti. 

Di fronte ai fatti della scienza vengano opposte le opinioni dei singoli, come se i fatti della scienza fossero una prevaricazione di tali opinioni. 

Ma il paradosso è che la nostra opinione non esiste. E' basata sui canali di informazione, sempre più social, compresi i motori di ricerca. Per i loro algoritmi, tesi a venderci più pubblicità possibile, non fanno altro che mostrarci quello che meglio aderisce al nostro pregiudizio. Dunque la nostra opinione non è una sintesi di varie voci, ma il suono di una sola corda. 

L'altra cosa paradossale delle opinioni è che oggi non esistono nemmeno i movimenti di opinione. Non ci sono più le grandi manifestazioni a difesa degli ideali, e chi scende in piazza è sempre in numero esiguo, confrontato con quelli di una ventina di anni fa. 
Sparite le ideologie, venute meno le battaglie civili, alla politica è stato delegato il presente piuttosto che il futuro, in una logica da amministratore di condominio piuttosto che da statista. 

In questo contesto, dove anche il parlamento appare svuotato, tra chi governa con tutti i partiti meno uno e chi trovandolo obsoleto voleva aprirlo come una scatoletta di tonno, dove perfino le opinioni dei nostri rappresentati sono tenute in poco conto, è ancora più incredibile che il rispetto, anzi la salvaguardia della opinione del singolo, non motivata da uno studio serio, basata su informazioni il più delle volte errate, nata dalla pancia più che dalla mente, sia usata per limitare la scienza, con la complice negligenza della politica. 

Bisogna dare voce alle opinioni di tutti, è il mantra che si sente. E non è paradossale che viene detto nel momento storico in cui le opinioni dei popoli contano quasi zero, in un mondo che considera la democrazia rappresentativa un impiccio e l'esercizio del potere un affare ristretto? Chapeau    


sabato 1 gennaio 2022

Il club esclusivo

Sono stato recentemente in una commissione dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per assegnare delle borse a persone straniere. Le domande vengono principalmente da paesi più disagiati del nostro.

Se ci sono anche degli spagnoli e dei polacchi, la maggior parte arrivano dall'India, dalla Cina, da paesi asiatici come Afghanistan o Kazakhistan, dal Bangladesh. E poi ci sono anche quelle che giungono dall'Africa. 

Quale è la logica di questi contratti? Tipicamente sono persone che vengono da noi per imparare, prestano la loro opera al servizio di qualche esperimento e normalmente poi tornano o al loro paese o continuano a saltare di posizione in posizione, e di paese in paese, finché non ne trovano una stabile. 

Si tratta di un concorso per soli titoli e dunque avere pubblicazioni, essere stato invitato a presentare i propri risultati ad una conferenza, poter produrre delle lettere di raccomandazione scritte da scienziati ben conosciuti è sicuramente vincente. 

Ed è a questo punto che mi sono imbattuto in alcuni casi particolari, soprattutto di provenienza africana. 
Si tratta di giovani che hanno studiato fisica e che per mancanza di mezzi non sono mai usciti dal loro paese. Dunque non hanno un background di partecipazione a conferenze. 

Non hanno accesso normalmente alle riviste scientifiche, molte sono a pagamento. Non hanno scambi con l'esterno e dunque le lettere che producono sono quelle dei loro insegnanti. 

Non hanno speranze di vincere una posizione. Eppure leggendo le loro lettere motivazionali ci si rende conto che se per molti una esperienza da noi sarebbe importante per la loro carriera, per questi sarebbe importante per la loro vita. 

Parlano dell'esperienza che avrebbero come del loro sogno. Si tratta di ragazzi (ahimè non registro ragazze da quel continente) per cui vedere da vicino e lavorare in un grande laboratorio occidentale sarebbe qualcosa di incredibile. 

E mi rendo conto che appartengo ad un club esclusivo. Il club dei nati bene. Il club di quelli che si alzano in una parte del mondo e possono vantare di studiare in luoghi prestigiosi, di pubblicare su riviste molto conosciute, di viaggiare per conferenze, esperimenti e laboratori. 

E la tessera del club ben difficilmente viene rilasciata a questi giovani. La loro formazione è scarsa, non hanno mezzi per migliorarla, non hanno occasioni di incontro. E non le avranno perché ovviamente esistono altri giovani più qualificati di loro, che avranno quelle posizioni a cui anche loro concorrono.  

Sembra la storia del primo impiego, vogliono qualcuno con esperienza, ma se tutti non la hanno? 

E' un cane che si morde la coda. Vogliamo che quel continente si sviluppi perchè siamo infastiditi dai barconi che scaricano disperati sulle nostre coste. Ma se non spezziamo la catena più forte, quella dell'ignoranza e se la scienza e la tecnologia non sono usate da volano per uno sviluppo di quel continente, non ci sarà mai un vero sviluppo e sarà sempre e solo sussistenza. 








venerdì 8 ottobre 2021

Costo e valore della scienza

 E' sempre più frequente scambiare i valori per i costi. 

Oramai abbiamo accettato che la ricerca scientifica sia solo uno dei competitor per le risorse. E poiché bisogna dimostrare che i soldi vengano spesi bene, la prima domanda è sempre la stessa: quali sono le applicazioni di questa ricerca? 

Il nuovo premio Nobel Giorgio Parisi, a questa domanda ha risposto: "A dire la verità, al momento attuale non sono tanto appassionato dalle applicazioni, ma dalla fisica di base dei problemi a cui mi sono dedicato in questi decenni". 

In un articolo apparso sul corriere delle scienze del corriere della sera il 21 settembre 1982 (sì conservo giornali di quasi 40 anni fa), il prof. Alfonso Maria Liguori, ordinario di chimica fisica alla Sapienza diceva: "Un risultato di immenso valore conoscitivo può avere un valore del tutto trascurabile dal punto di vista tecnologico, mentre un dato scientifico anche banale può costituire lo spunto di importanti applicazioni". 

E poi faceva notare una cosa che trovo attualissima: "La ricerca scientifica viene finanziata in quanto e solo se produce ricchezza e valore aggiunto". 

E' inutile girarci intorno. E' così. Essendo un professore associato di Fisica Applicata non mi si potrà tacciare certo di un certo snobismo intellettuale a favore della ricerca di base. 

Ci ha fregato il pragmatismo. Abbiamo costruito un sistema della ricerca pubblica e di base che deve ricalcare quella industriale. Finanziamo i progetti che ci daranno un risultato a breve. Anzi, se non ci attendiamo un risultato a breve evitiamo proprio di dirlo, altrimenti ci seghiamo le gambe. 

In questa logica, applichiamo alla ricerca gli stessi standard di una azienda. Cerchiamo di aumentare la massa critica dei gruppi forti, a scapito delle nicchie. Solo se si cresce si è competitivi. Non sono un moderno anacoreta della ricerca che non si rende conto che vi è una logica in questo, e senza un po' di questo approccio non potremmo fare grandi progetti che coinvolgono molti scienziati, istituti e paesi diversi. 

Ma osservo che abbiamo accettato questo sistema come ineluttabile. Abbiamo accettato di partecipare al gioco della coperta corta, in cui le risorse se vengono date ad un settore sono tolte agli altri. 

Ed è qui che nasce il bias di fondo, in quanto la politica ha bisogno di ritorni veloci, la ricerca di tempi lunghi. Continuando così in questa ansia di attualismo, tra qualche decina di anni perfino il sistema del peer-review sarà considerato troppo lento ed obsoleto. 

La vera rivoluzione sarebbe crescere delle generazioni che capiscano il valore della ricerca scientifica e della conoscenza, tirare una linea ad una certa percentuale del PIL e tenerla sempre là, non andare mai sotto, non tornare mai indietro, valutare le ricerche per la conoscenza che offrono e non solo per l'applicazione che prefigurano. Quella potrebbe venire fuori dopo tempi lunghi e in modo assolutamente inatteso. 

Se certe ricerche non vengono finanziate dal pubblico, chi potrà mai farlo? Sarà un caso ma 50 anni fa andavamo sulla luna e da New York a Parigi in 4 ore. Oggi al massimo siamo sulla stazione spaziale e ci vogliono 8 ore per la stessa tratta. Certo telefoniamo dal bagno...è un progresso!


sabato 11 settembre 2021

Privacy a singhiozzo

 Si dice che ogni giorno che si sveglia la gazzella deve correre più veloce del leone. 

Ogni giorno che un universitario si reca al lavoro deve esibire il green pass in un apposito ufficio. Sempre lo stesso green pass, sempre alla stessa persona, sempre con la scadenza tra 8 mesi. 

Se poi quell'universitario frequenta anche i laboratori nazionali di Frascati dell'INFN e ci va a mensa deve esibire ogni giorno il green pass, sempre lo stesso, sempre alla stessa persona, sempre con la scadenza tra 8 mesi. Se poi esce e va in piscina o in palestra continua a fare lo stesso. Io avevo sorriso leggendo di quel ragazzo che se lo era fatto tatuare. Mi scuso con lui, un genio!

Per i ragazzini c'è l'obbligo delle vaccinazioni. Se non le hai non vai alla scuola dell'obbligo. Ma mica devono esibire ogni giorno la vaccinazione no? Si fa un elenco e basta. 

Ci dicono che non si può fare per la privacy, parola che significa in italiano riservatezza. Mi chiedo perchè diamo così tanta importanza alla privacy se Google sa tutto di noi, se il nostro cellulare conosce in tempo reale dove siamo, se ci ascolta h24. 

Avete Siri o il riconoscimento vocale? Avete detto sì al fatto che lui ascolti sempre e poi usi  queste informazioni. Se pensate di comperare una bicicletta da Decathlon vi arriva la pubblicità, senza avere cercato nulla, così solo per averne parlato. 

Se poi fate il grave errore di usare un motore di ricerca per un trapano, ne sarete sommersi. C'è poi Facebook, che è gratuito sì, ma in realtà lo paghiamo con le informazioni su di noi che gli forniamo, e Instagram, e Twitter e così discorrendo. Non solo per loro la privacy è opzionale ma addirittura siamo noi che insistiamo per raccontargli cose. 

Insomma la privacy è una maglietta elastica, quando dobbiamo essere cittadini sembra essere un impiccio alle nostre vite, quando invece agiamo da consumatori è beatamente asfaltata. 

Ma non è che ce la vogliono rendere ostile con queste regole da elogio della follia? 

mercoledì 7 ottobre 2020

Viva Sergio

Forse qualcuno che leggerà questo post non avrà mai conosciuto Sergio Tazzari. Mi spiace molto per voi, spero che leggendo possiate avere una sensazione di come era questa persona.

Per molti anni è stato il Signore degli Acceleratori di particelle. Ha studiato al prestigioso MIT, è stato direttore del dipartimento di Fisica dell'Università di Tor Vergata, direttore dei Laboratori Nazionali di Frascati, coordinatore dei direttori della Sincrotrone Trieste, capo del Machine Advisor Committee di LHC, il più grande acceleratore del mondo. 

Detta così sembra che fosse un carrierista, uno squalo, una persona di potere. E invece era esattamente il contrario. Era un persona gentile, sempre garbata, perfino mite, e le persone che sono venute a contatto con lui lo possono confermare, e non parlo solo di fisici, ma anche del personale amministrativo. 

Il Prof. Tazzari è stato il mio relatore di tesi di dottorato,  il mio professore di Acceleratori di Particelle, il responsabile dell'esperimento su cui ho lavorato per diversi anni a Tor Vergata. 

La cosa buffa è che ovviamente io apprezzavo moltissimo Sergio, ma non sapevo bene chi era e chi era stato, e lo ho scoperto in gran parte solo quando è andato in pensione, e ho dovuto aggiustare le sue carte e trovare quello da conservare. Non era mai ex cathedra, era molto autorevole e per niente autoritario. 

Ricordo una volta che un suo studente di dottorato tirò fuori una teoria un po' bislacca e decisamente sbagliata e la voleva mettere nella sua tesi. Sergio provò a spiegargli la cosa con la sua solita bonarietà, la sua pazienza, la sua gentilezza. Ma visto che questo proprio non si convinceva disse solo una cosa: "se tu la metti dentro io mi alzo in piedi durante la tua discussione dico a tutti che è sbagliato". Fine della storia. 

Oggi i Free Electron Laser (FEL) sono acceleratori molto diffusi nel mondo. L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha appena ricevuto il finanziamento per costruirne uno molto innovativo a Frascati. 

Eppure la persona che aveva portato i FEL a Frascati era Sergio, negli anni 90 del secolo scorso. Si chiamava Lisa e non fu mai finito, per un ipse dixit di un grande boss dell'ente "I FEL non interessano più a nessuno". E' da poco in funzione il X-FEL europeo ad Amburgo, ce ne sono negli USA, in Giappone, in Cina, perché sono macchine del presente e del futuro. 

Anche quando partì per la Sincrotrone Trieste subì un certo ostracismo dall'INFN, in un tempo in cui invece di collaborare le due istituzioni si sparavano contro. E anche lì però aiutò in modo fondamentale a svilupparsi una struttura che oggi è un fiore all'occhiello della nostra ricerca. Ho dei cari ricordi delle cene insieme a lui all'Hotel Daneu, che oggi è chiuso, nel periodo che facevo il mio dottorato a Trieste.

Da qualche tempo era affetto da una grave malattia degenerativa, che annebbiava quella splendida mente. Eppure ogni tanto aveva qualche guizzo. Mi ricordo una delle ultime volte che lo vidi. Non mi disse mai che era malato, anche se si capiva di cosa soffrisse, disse solo:"ultimamente sono stato un po' eccentrico". Tale era la compostezza e la riservatezza della persona. 

Oggi ho fatto lezione, online purtroppo visto il momento, di quel corso che tengo oramai da 8 anni e di cui Sergio era stato titolare per così tanto tempo. Quel corso la cui maggior parte degli argomenti li ho imparati da lui. Non mi vergogno a dire che ho pianto fino a pochi minuti prima, poi mi sono ricomposto. Ho pensato a Sergio che non sarebbe stato felice di vedermi così mentre facevo lezione e questo mi ha aiutato molto a ritrovare un volto sereno. 

Mi sento molto fortunato ad avere incrociato la sua strada. 




lunedì 22 giugno 2020

Un grande pennello...

Forse qualcuno ricorderà la divertente pubblicità di molti anni fa, quando un imbianchino con un enorme pennello sulle spalle bloccava il traffico. 
"Devo dipingere una parete grande, ci vuole un pennello grande", sosteneva lui davanti al vigile che gli chiedeva conto. 
"Ma no ci vuole un grande pennello, non un pennello grande". 

Qualche giorno fa è uscito su Scientific American, la popolare rivista di divulgazione, un articolo che in qualche modo va in questa direzione. 

Si parla della strategia europea per la ricerca in fisica delle particelle, uscita di recente: http://europeanstrategyupdate.web.cern.ch/ e che prevede la costruzione di un grandissimo collisore (FCC), con una circonferenza di circa 100 km. 

Se l'attuale macchina di punta (LHC Large Hadron Collider) è sicuramente uno dei massimi risultati della tecnologia umana, è difficile solo immaginare le incredibili sfide e difficoltà che porrà una macchina di queste dimensioni. 
A partire dal fatto che non si sanno ancora fare campi magnetici così forti da curvare particelle così energetiche. 

Ma il senso dell'articolo è proprio di non aumentare sempre e solo le dimensioni degli acceleratori (il pennello grande) ma anche di investire per farli più piccoli e con maggiore gradiente di accelerazione (il grande pennello). 

Essendo da anni impegnato in prima persona in questo campo, nella ricerca e sviluppo di acceleratori al plasma, non posso che essere più d'accordo. 
Camera di accelerazione al plasma a SPARC_LAB

Sviluppare acceleratori compatti avrebbe un enorme e immediato beneficio anche per la società, in termini di possibilità di installarli in piccoli laboratori, in università, in ospedali, in industrie. 

La ricerca fondamentale, che deve essere sempre il motore dello sviluppo, avrebbe modo di fare vedere che è il volano di uno progresso più ampio, unendo così la necessità di conoscenza dell'infinitamente piccolo con alcuni bisogni più immediati, e tagliando gli argomenti a chi pensa che siano solo soldi persi.




domenica 12 aprile 2020

Lo scienziato poliedrico



C'era una volta lo scienziato rigoroso, non quello piacione, nemmeno quello presenzialista e sopratutto non tuttologo.

La scienza ha regole severe, parlano i risultati e le riviste che li pubblicano non sono i quotidiani o i social.

Pare che invece adesso basta capire un po' di scienza in un campo specifico per esprimere un dotto parere su qualunque argomento, sopratutto se fuori del proprio contesto.

Sono rimasto allibito dal leggere, su quotidiani nazionali di grande tiratura, fisici delle particelle, qualcuno che conosco pure, che disquisiscono sulla curva delle epidemie e si sbilanciano in pericolosi ipse dixit sul picco, la salita e la discesa dei contagi.

Ora, il fisico ha una sorta di orgasmo intellettuale nel trovare che un set di dati si accordano ad un modello. Anche io ammetto che privatamente questa cosa la ho fatta, per curiosità. Ma poi si cede alle lusinghe della rete. E così si postano sui social, si creano gruppi Facebook ad hoc, ma sopratutto si traggono conclusioni.

I modelli peraltro sono noti da tempo, non c'è nulla da scoprire.

La cagnara non fa bene alla scienza, che già mostra un deficit di credibilità in una società che considera gli scienziati solo come dei nerd nel migliore dei casi, o dei pericolosi Mengele nel peggiore.

Se poi le voci sono dissonanti ognuno trova uno spartito per la sua musica. Così la "Signora del Sacco" che diceva che è solo una influenza, così quella sparutissima minoranza che pensa che non sia abbastanza dimostrato che il global warming abbia causa antropica, danno fiato a chi non presta attenzione alla scienza.

Fermilab History and Archives Project | Robert R. WilsonC'è poi un momento in cui bisogna farsi finanziare una ricerca. Ricordo anni fa che un famoso fisico italiano cercò di vendere un nuovo acceleratore di particelle includendo nei possibili benefit la ricerca del petrolio!! Negli anni 80 i fisici americano vendettero al pentagono che con i FEL (Free-Electron Laser) si potevano fare le guerre spaziali.

Eppure c'è chi non fa così. Nel 1969 Bob Wilson (in foto), in risposta ad un senatore che aveva ricevuto un no alla domanda se il nuovo acceleratore al Fermilab serviva per la sicurezza nazionale o per sviluppare nuovi armi e che aveva così concluso che non serviva a nulla, replicò dicendo che era come l'arte o la pittura, lo rendeva degno di essere difeso.

Ho apprezzato tantissimo inoltre una intervista ad uno scienziato che ha detto che essendo lui un infettivologo e non un epidemiologo non poteva rispondere alla domanda in modo opportuno.

La credibilità si costruisce in tanto tempo e si perde in un attimo. La sobrietà è la cifra di uno scienziato, ed una volta che ci si è giocati l'autorevolezza è per sempre. 

sabato 28 marzo 2020

La globalizzazione del dottor Stranamore

Da alcuni giorni circola il filmato della puntata di Leonardo di qualche anno fa in cui si parlava di un virus di un pipistrello su cui si stava lavorando a Wuhan, per modificarlo e fare in modo che possa attaccare l'uomo. 

Ovviamente non si riferiva alla epidemia in corso, visto che anche recentemente un articolo di Nature ha sottolineato l'origine del tutto naturale del Covid-19. 

E' stata la pistola fumante che ha acceso i negazio-complottisti-sovrano-novaccinisti di tutto il mondo. 

La visione del loro mondo è semplice e manichea. Non stiamo male perché l'uomo ha turbato l'ecosistema della natura, ha deforestato, cambiato il corso dei fiumi, inquinato, cementificato, ed è arrivato dove esistevano questi virus imbrigliati in qualche ospite serbatoio, rendendo possibile lo spillover. 

Nossignore! Nessuna critica al nostro modello di società e di sviluppo. Anzi. 

Sono i novelli Mengele, questi scienziati che si dilettano a fare cose turpi nei loro laboratori i veri colpevoli. E' la scienza il nemico da abbattere e tutta la sua cricca di iniziati. Forza prendiamo Ipazia e bruciamo la biblioteca di Alessandria.

Il mondo alla rovescia. E' la scienza che gli consente di comunicare da una parte all'altra del mondo, è la scienza che ha allungato la vita delle persone e abbattuto la mortalità infantile, è la scienza che ci ha liberato da molti virus terribili come il vaiolo e la poliomielite. 

Ed è alla scienza che oggi noi guardiamo perché trovi una cura o un vaccino per questa pandemia. 

I dottor Stranamore non si trovano tra gli scienziati, si trovano tra quei politici che li vorrebbero asserviti alle loro idee, un po' come la fisica ariana negli anni 40 che voleva cancellare tutti i contributi dei fisici tedeschi ebrei. 

I dottor Stranamore si trovano in chi usa l'emergenza per avere pieni poteri (Orban), in chi dice che vuole fare una immunità di gregge e non sa cosa sia (Johnson), ammalandosi tra i primi peraltro. 
Sono in chi continua a dire che non ci sono problemi e gli US sono preparati, mentre firma uno stimolo da 2 trilioni che spera gli assicurerà la rielezione e il suo paese è al primo posto nel mondo per i contagiati (Trump). 
Sono in chi diffonde certi video, in chi offre il suo stipendio di parlamentare, quando ha separato il suo partito in una bad e good company per non pagare i 49 milioni che deve allo stato, frutto di appropriazione indebita. (Salvini).

La scienza, la conoscenza è l'unico vaccino contro il più potente dei mali del nostro tempo, il Cojona-virus!

PS per inciso modificare i virus serve a iniettare nelle cellule di un paziente malato un segmento di DNA per correggere un gene difettoso per guarire da malattie terribili, per fargli produrre un anticorpo contro un tumore. Il virus è in natura l'oggetto che riscrive il DNA di una cellula e queste terapie geniche sono una frontiera della medicina che forse tra una decina d'anni ci guariranno da quasi tutte le malattie. Sempre che i nostri dottor Stranamore non ci avranno riportato prima al medioevo.


martedì 5 novembre 2019

Lo stupore

Viviamo in una società in cui stupire è tutto. Si deve sparare sempre più in alto.
E questo ha provocato una assuefazione allo stupore.
Prendiamo la tecnologia. La mia generazione è rimasta stupita dal personal computer, dal telefono cellulare, dallo smartphone.
E oggi? Ci sono smartphone sempre più veloci, sempre più intelligenti, ma il concetto non è nuovo.

Quando io ero piccolo il videogioco era quello che si metteva sulla TV di casa e vi erano solo delle sbarrette che andavano su e giù e simulavano il tennis.
Oggi c'è il visore 3D, la realtà aumentata.
Ma quando la hai aumentata tutta non c'è più molto da stupire ancora. Insomma il mondo è sempre più sintetico, è sempre più virtuale, è sempre più staccato dal reale.
Sono fortunato, faccio scienza, mi riesco ancora a stupire. Ma è difficile stupire i ragazzi. 

Va di moda il turismo di chi si vuole disconnettere, senza rete, cellulare, a contatto con la natura. Solo camminare scalzi ci da delle sensazioni di riappropriarci del nostro corpo e del nostro spazio. 

Viaggiamo perchè lo stupore è quello che ci manca. Viaggiare, vedere i luoghi belli della terra ci libera la mente, ci permette di provare gioia e stupore. Viaggiamo perchè a stare fermi ci calcifichiamo nelle nostre vite e idee.

Trovo che l'interesse per la natura dei giovani, I Fridays for future, sia una cosa fantastica. Non solo per la salvaguardia del nostro pianeta, ma anche perchè la natura rappresenta per loro quella frontiera che ogni generazione deve ricercare. La natura è l'unica cosa in grado di stupirli veramente, di farli sentire piccoli, di incantarli o di atterrirli. 

Non si può vivere senza stupore e nemmeno senza piante, senza l'Amazzonia,  senza un mare non inquinato. Viaggiate se potete, conoscete altri posti, uomini, culture e sopratutto conoscete il nostro pianeta, che è molto meglio di come ve lo immaginate. 


domenica 23 giugno 2019

L'illusione della conoscenza



Una delle tracce della maturità parlava della illusione della conoscenza. E come introduceva l'argomento? Con un racconto sugli esperimenti nucleari nel Pacifico negli anni 50. 
Ma sono solo io che ho trovato questa cosa miserevole? 
Dal testo e dalle intenzioni traspare l'idea di una scienza fuori controllo, quel luogo comune dello scienziato pazzo che non si rende conto delle sue azioni. 

Per carità, negli anni '50 il contesto di guerra fredda ha partorito autentici Mengele, ma allora perchè non ricordare i gas venefici della prima guerra mondiale? La stessa invenzione della polvere da sparo si può considerare il precursore di molte guerre e perfino la responsabile di molti omicidi oggi?

Ma secondo voi i sensori infrarossi li hanno inventati per vedere meglio le lucciole di notte? O il GPS perchè si erano persi nel deserto? Questo è l'argomento: il progresso tecnologico e scientifico  in molti settori è stato, ed è tuttora, guidato dalla spesa militare. 

Gridare allo scienziato pazzo è una visione del mondo ascientifica, irreale e francamente ha rotto un pò i maroni. 

Volete una illusione della conoscenza? E' un tema facile facile. Svolgimento:google!



Internet ha dato a tutti la possibilità di leggere e veicolare informazioni, ma senza un filtro sulla affidabilità delle fonti accade che i post dei premi Nobel valgono come quelli di Genny a'carogna. 


Questa frase di Burioni apparsa oggi è la sintesi migliore di questo pensiero:"Il mondo moderno ha illuso ogni somaro arrogante e stupido di poter parlare alla pari con chi studia da 35 anni un argomento e continua a studiarlo ogni giorno. Ebbene, ho una brutta notizia: è un'illusione. Un somaro che ha una connessione Internet è semplicemente un somaro con la connessione Internet, che gli consente solo di mostrare a tutto il mondo quanto è stupido, arrogante e ignorante".

Ma si vede che anche al ministero hanno la loro particolare illusione della conoscenza. Invece di capire che per fare questo lavoro servono tanti sacrifici, tanta passione, tante rinunce, tanto amore e dare un tema sul ruolo della scienza e dello scienziato oggi, imprigionato tra la scarsezza delle risorse e l'illusione della conoscenza degli ignoranti, partoriscono una traccia su un tema assolutamente attuale (vedi riscaldamento globale, che figurati se lo citano) ma lo declinano non in modo antropologico, non homo hominis lupus che sarebbe stata la giusta collocazione, ma lo usano in modo becero per far temere la scienza. Non scoprite nulla, rimanete nelle caverne, magari con il fuoco ci si scotta. 

L'illusione della conoscenza è questa, prendere un problema complicato e trovare una soluzione semplice, meglio se viene fuori anche un capro espiatorio. Illudiamoci che passerà...

venerdì 5 ottobre 2018

Non tutte le teorie si possono sostenere



Ha suscitato un certo scandalo la teoria del fisico Alessandro Strumia esposta al CERN. A parte i rilievi penali/amministrativi relativi a critiche su concorsi con esito non soddisfacente per il relatore, la parte più interessante è la sua teoria gender: la fisica non è per le donne!

Le slides sono state rimosse dal sito del CERN ma è facile procurarsele e farsi una idea. Mi ha sorpreso molto l'alzata di scudi di molti colleghi che hanno difeso il diritto di Strumia di esporre una teoria, strampalata magari, ma le teorie vanno confutate mi si dice, ognuno ha il diritto di dire qualsiasi cosa.

Risultati immagini per cern fisico sessistaOh perbacco! Stiamo parlando i libertà di espressione e censura. Come faccio a dire che non sono d'accordo?

Non lo sono infatti. A parte la teoria che è facile da confutare, visto che i dati su cui si basa hanno un evidente bias sotto (troppo lungo per parlarne qua) c'è un punto fondamentale: lui propone una discriminazione basata sul genere.

Ora la costituzione italiana afferma che le persone non vanno discriminate per genere, razza, religione etc. E lo dice non solo perché è profondamente ingiusto farlo ma anche perché tutte le teorie che ogni tanto ricicciano sulla superiorità di un gruppo etnico o di un genere rispetto all'altro sono state almanaccate dalla scienza come grosse balle.

Mettiamo adesso che lui avesse sostenuto che la fisica non è per gli ebrei (il che sarebbe anche paradossale visto che tra l'altro grandissimi fisici sono e sono stati ebrei). Non sarebbe forse una dichiarazione antisemita? E se avesse detto che la fisica non è per i neri? Non sarebbe stata una teoria razzista? Ma invece ha detto che non è per le donne, eh allora va beh, è solo una castroneria!

E invece no! Perchè lui è un insegnante. Ed insegnare non è solo un mero trasferimento di formule e nozioni. E' un processo osmotico, in cui passano anche le idee e certe convinzioni. Suppongo che ci siano anche ragazze che seguono i suoi corsi. Con che spirito vanno agli esami? Penseranno di essere svantaggiate nel momento in cui si siedono?

"A tua insaputa" è un bellissimo libro di uno psicologo di Yale che parla dei meccanismi del cervello. Ci sono in particolare dei processi inconsci da cui siamo condizionati. Se ad un gruppo di donne e neri ricordate il becero luogo comune che sono più scarsi in matematica, otterrete peggiori risultati rispetto a chi non è fatta presente questa differenza. Dunque le sue studentesse saranno meno brillanti di quanto potrebbero essere.

Ma c'è sopratutto una linea Maginot da tenere, una trincea da non oltrepassare. Oramai tutti si sentono in diritto di esprimere una qualsiasi opinione. E per esempio nel caso dei vaccini le "mamme informate" hanno fatto un sacco di danni, determinando la diminuzione della coperta vaccinale per la prima volta dopo tanto tempo. Abbiamo politici che apostrofano crudelmente avversari politici o giornalisti.
Sui social è caccia alla streghe per alcune figure (donne si intende) come la Boschi o la Boldrini. La critica è una cosa, augurarsi che una persona venga stuprata è una altra, e lo ha fatto anche il presidente degli Stati Uniti.

Ci deve essere un limite a quello che si può dire senza pagare pegno. Se l'università non mette questo limite, se la massima istituzione che deve diffondere la cultura si ritira anche lei e derubrica a mera fantasticheria una teoria sessista, cade l'ultima diga. E tutto diventa possibile, anche che qualche universitario firmi un documento sulla superiorità del genere, simile a quello sulla razza che gli accademici italiani sottoscrissero 80 anni fa. 

giovedì 19 luglio 2018

Pene severissime



Diceva Confucio che se parli solo dei problemi e non dai mai una soluzione allora anche tu sei parte del problema.

Siccome mi sono proprio stancato delle fake-news dei social media, propongo la soluzione definitiva.

Risultati immagini per fake newsChiunque venga riconosciuto colpevole di avere coscientemente o incoscientemente diffuso materiale basato su fonti chiaramente false, che abbia come scopo il seminare zizzania, la discriminazione razziale o religiosa, o la sostituzione delle scoperte scientifiche con il proprio sentire, dovrebbe essere condannato a pene severissime.

Anzitutto gli inibiamo l'accesso alla rete per un anno, il modo tecnologico si trova, una sorta di braccialetto elettronico che sdraia internet ogni volta che si avvicina ad un PC o a un telefono.

Poi gli si danno due libri al mese da leggere per un anno. Ogni mese lo si interroga per capire non solo se li ha letti ma pure se li ha capiti.

Ecco alcuni suggerimenti divisi per categorie:

Agli antivaccinisti inoculiamo i libri di Burioni, agli antesemiti e ai razzisti "Il diario di Anna Frank" e "Se questo è un uomo" di Primo Levi, per i fascistelli "La storia d'Italia di Montanelli", agli scia-chimicisti e simili i libri di Piero Angela, a chi i libri vorrebbe bruciarli ovviamente "Fahrenheit 451" di Bradbury.
A chi crede che chiunque arrivi in politica, solo perchè non ha mai fatto politica, sia meglio di tutti quelli che lo hanno preceduto, non si può non fare leggere "Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa".
A quelli che non darebbero mai un soldo in elemosina perchè così incoraggi questi a venire qua diamo "Il canto di Natale" di Dickens.

Infine per tutti quelli che parlano di alimentazione, di OGM, di km zero e non sanno nemmeno cosa è un amminoacido ecco "Pane e Bugie" di Dario Bressanini.

Niente carcere, niente pene pecuniarie. Combattiamo l'ignoranza con la sola arma che può sconfiggerla: la cultura!